IL PREMIO

PREMIO GIORNALISTICO NAZIONALE SUL REPORTAGE DI GUERRA

STORIA

In occasione dell’anniversario della morte del reporter, la Fondazione Antonio Russo e Beatrice Russo, madre del giornalista, hanno istituito nel 2002 il Premio Giornalistico Nazionale sul Reportage di Guerra – Antonio Russo. Un evento che si è svolto per ben nove edizioni a Francavilla al Mare (CH), e ha visto protagonisti giornalisti di caratura nazionale impegnati in prima linea nei conflitti più caldi del pianeta. Ogni anno una giuria composta da importanti nomi come Toni Capuozzo (Giornalista Mediaset), Gabriella Simoni (Giornalista TG5), Fausto Biloslavo (Inviato de Il Giornale), Guido Alferj (Storico inviato speciale de Il Messaggero) e Stefano Schirato (Fotoreporter freelance), ha premiato un professionista dell’informazione, di fama nazionale o internazionale, che si è particolarmente distinto per la sua attività nei territori di guerra. 

Per volontà della Fondazione e fin dalla sua prima edizione, il Premio è sempre stato organizzato nel mese di ottobre, in concomitanza dell’anniversario della morte del noto fotoreporter.

Prima edizione
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Edizioni
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Sezioni in concorso
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Giornalisti premiati
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VINCITORI NEGLI ANNI

202512ª edizione

SEZIONE FOTOGRAFIA

Lorenzo Tugnoli

Fotoreporter freelance italiano, collaboratore di importanti testate internazionali, tra cui The Washington Post, The New York Times, The Wall Street Journal e Time. Vive e lavora a Beirut e ha ricevuto il Premio Pulitzer per il reportage fotografico sulla popolazione civile nello Yemen.
Premiato per la forza visiva e il valore testimoniale dei suoi reportage, capaci di mostrare senza retorica il lato più drammatico dei conflitti e, insieme, la vita quotidiana delle popolazioni che convivono per anni con la guerra. Il riconoscimento valorizza inoltre un autore italiano affermatosi soprattutto sulla scena internazionale.

SEZIONE CARTA STAMPATA

Ugo Tramballi

Giornalista, editorialista de Il Sole 24 Ore e consigliere scientifico dell’ISPI. Ha iniziato la carriera a Il Giornale di Indro Montanelli, è stato corrispondente da Mosca e inviato in numerosi scenari internazionali, con una particolare attenzione al Medio Oriente e all’India.
Premiato per una lunga attività di inviato e analista internazionale fondata sulla precisione dei fatti, sulla profondità dell’analisi e su una scrittura capace di rendere comprensibili realtà geopolitiche complesse. La motivazione richiama anche il suo approccio alle “slow news”: un’informazione curata, paziente e lontana dalla semplificazione.

PREMIO ALLA MEMORIA

Giuseppe Zaccaria

Storico inviato speciale de La Stampa, dopo precedenti esperienze a Il Giornale e Il Messaggero. Conosciuto dai colleghi come “Zac”, ha seguito alcuni dei principali conflitti e passaggi politici dell’Europa orientale e dei Balcani, riuscendo anche a intervistare Slobodan Milošević.
Premiato per aver raccontato con competenza, coraggio e grande capacità narrativa pagine decisive della storia contemporanea, avvicinando fonti e protagonisti difficili grazie a una rara combinazione di autorevolezza professionale, intuito umano e qualità della scrittura.

202411ª edizione

PREMIO GIORNALISMO TV

Stefania Battistini

Incriminata e punita per uno scoop mondiale. Stefania Battistini, inviata speciale delTg1, è stata la prima giornalista internazionale a entrare nella regione di Kursk, una parte della quale è occupata dalle forze ucraine. Ed è per questo, notizia proprio di questi giorni, che un tribunale russo ha spiccato contro di lei un mandato d’arresto con richiesta di estradizione. Secondo il regime putiniano, Stefania avrebbe oltrepassato illegalmente il suo confine nazionale. Secondo il nostro alfabeto civile ed etico, ha svolto invece semplicemente al meglio il suo mestiere. Battistini segue sul campo la guerra in Ucraina dall’inizio del febbraio 2022, dieci giorni prima dell’invasione della Russia e si è occupata anche del conflitto tra Israele e Hamas. Una voce preziosa e libera, come la stampa democratica.

PREMIO OPERATORE TV

Simone Traini

Video-reporter senza paura, Simone Traini ha condiviso con Stefania Battistini l’esperienza in Ucraina e insieme a lei rischia adesso cinque anni di carcere per aver documentato, per tutti noi, le immagini che vedeva scorrere davanti ai suoi occhi. Simone non è affatto nuovo a reportage di confine, dai luoghi bellici e dalle situazioni geopolitiche delicate e complesse. L’Ucraina e la Siria, la Libia e Israele, la tratta dei profughi in Niger e la condizione dei rifugiati in Bosnia Erzegovina. Ovunque porta, camera in spalla, la sua passione, il suo coraggio e la sua onestà intellettuale.

PREMIO PODCAST

Andrew Spannaus

Andrew Spannaus è un giornalista e analista politico americano, noto per aver anticipato la rivolta populista negli Stati Uniti e in Europa con i suoi libri Perché vince Trump (2016) e La rivolta degli elettori (2017). Il suo encomiabile lavoro di analisi sulla politica internazionale, si evince anche in “That’s America”, il nuovo podcast originale di Radio 24 in collaborazione con Alessandro Milan, dove Spannaus ci accompagna in un viaggio virtuale da New York a Los Angeles, per scoprire lo stile di vita le idee e le radici della società americana. Andrew Spannaus ci offre uno sguardo privilegiato sui modelli e i meccanismi che regolano la vita degli americani anche attraverso considerazioni sulle differenze tra Stati Uniti e Italia.

PREMIO CARTA STAMPATA

Fabio Tonacci

Un cronista sulle strade del mondo. Un racconto preciso e puntuale di luoghi raggiunti con determinazione e coraggio. Reportage che è difficile trovare sulle pagine dei giornali perseguiti con la grinta necessaria a convincere gli editori. Il suo lavoro è la dimostrazione quanto sia importante andare a vedere con i propri occhi un mondo che ci illudiamo di conoscere. Dai fronti di guerra alle strade di Haiti Fabio Tonacci è un punto di riferimento di chi vuole leggere fatti verificati che ci diamo la rotta sulla strada di verità complesse.

PREMIO FOTOGRAFIA

Gabriele Micalizzi

Fotografo di guerra, che dopo essere stato gravemente ferito in Siria non si è perso d’animo e ha continuato a raccontarci i conflitti con le immagini. Scatti che, talvolta, sono un pugno nello stomaco e per questo rappresentano, senza filtri, il lato oscuro dell’umanità. Gabriele, dotato di un’artistica capacità tecnica, è spinto dalla passione, un fuoco dentro, che gli fa cogliere la paura, il coraggio, l’odio, la fratellanza nella tragedia della guerra senza paraocchi.

PREMIO ALLA CARRIERA

Mauro Galligani

Uno degli ultimi maestri di una fotografia che non era di semplice documentazione, di sola illustrazione gregario della parola scritta, ma interpretava la realtà, fermandola in un momento o in un volto. Ha raccontato il tempo della fine dell’impero sovietico, le cui macerie fumano ancora oggi.

202210ª edizione

SEZIONE TELEVISIONE

Nico Piro
Rai 3

Nico Piro è l’incrocio tra la migliore tradizione degli inviati di guerra e la Terza rete Rai e il new journalism. Dal passato ha ereditato una scelta – dare voce a chi non ha voce – e un modo di lavorare: andare sui posti, accanto alla notizia, e mescolarsi con gli ultimi.
Dalle nuove tecnologie ha preso il linguaggio, la mobilità, la versatilità tra i documentari, il blog, i libri. Non è uno da mordi e fuggi: ha seguito i profughi dall’Afghanistan – sua grande passione – fino in Grecia. Ma non è neppure, come si sarebbe detto una volta, un terzomondista, catturato per sempre e solo dalle periferie del mondo: ha seguito con acume le presidenziali americane nelle pieghe più profonde. Il suo ultimo libro sin dal titolo. Specie di questi tempi, è la confessione orgogliosa di un’eresia: “Maledetti pacifisti”

SEZIONE FOTOGRAFIA

Alfredo Bosco
Fotoreporter Freelance

Alfredo Bosco è un giovane fotografo che lavora con una professionalità rara. Si è occupato di Donbass nei momenti in cui nessuno riteneva quel conflitto degno di attenzione. Ha continuato a farlo anche quando era difficile, da freelance, pubblicare i suoi lavori, dimostrando così di non voler mai seguire i flussi e riflussi del mondo dell’informazione. In più di un’occasione ha affrontato con calma e lucidità le situazioni difficili e pericolose senza cedere a facili protagonismi. E’ stato in grado di lavorare con diversi linguaggi, senza abbassare il livello di qualità e, soprattutto, sempre verificando quello che avrebbe poi detto, fotografato, scritto. Schivo e poco incline alle spettacolarizzazioni, fa parte di quelle persone a cui non importa di lavorare nell’ombra per anni ma che danno un contributo fondamentale alla ricerca della verità e al mantenimento dell’etica giornalistica.
Ha sempre scelto la collaborazione con i colleghi mettendo da parte la necessità di arrivare prima e cercare esclusive

SEZIONE PODCAST

Jacopo Ottenga
Giornalista Freelance

Entusiasmo, impegno e dedizione caratterizzano il puntuale e appassionato lavoro di Jacopo Ottenga nel podcast-inchiesta “La congiura del silenzio” per Rai Play Sound, dove scandaglia il caso Antonio Russo. Ottenga riannoda i fili delle inchieste giudiziarie che sono state aperte a seguito dell’omicidio del reporter. Evidenzia quelle che sono state le lacune, le incongruenze e i depistaggi. Mesi e mesi – in piena pandemia – di lavoro intenso, di raccolta materiali di archivio, in cui Ottenga ha spulciato le carte, raccolto interviste e curato ogni dettaglio. Il giovane giornalista francavillese, che da bambino fu tanto colpito dalla morte di Antonio Russo, ha dimostrato profondità di analisi e grande trasversalità passando dalla carta stampata al podcasting, realizzando persino le musiche

SEZIONE CARTA STAMPATA

Francesco Semprimi
La Stampa

Il reportage di guerra nel sangue dall’Afghanistan con i soldati americani alla battaglia per liberare Sirte dalle bandiere nere fra attacchi suicidi e combattimenti senza pietà fino alla fuga. Francesco Semprini, inviato della Stampa, racconta il lato disumano della guerra, ma non ha mai perso di vista quello umano degli afghani abbandonati a se stessi, dei miliziani libici in prima linea con gli orsacchiotti dei figli come portafortuna, dei profughi in fuga di Mosul davanti ai tagliagole del Califfo, dei dannati del Donbass costretti a vivere nelle catacombe moderne per proteggersi dalle bombe. E lo ha dimostrato nei lunghi reportage in Ucraina, dove, più di una volta, si è fatto amico la paura con schegge e colpi di artiglieria caduti troppo vicini. In zona di guerra mantiene sempre quello spirito romanesco che allenta la tensione, ma dall’ 11 settembre vive e lavora a New York come corrispondente. “Fra’”, per gli amici, non fa parte del coro, come Antonio Russo

SEZIONE ALLA MEMORIA

Andy Rocchelli
Fotoreporter Freelance

Aveva sempre sostenuto la necessità di essere presente nei luoghi in cui si combatteva, di non arrendersi mai alle tesi di comodo, di accertare di persona quello che accadeva per vedere, fotografare, documentare tutto ciò che era possibile: la pericolosità delle armi, l’asprezza della guerra, la sofferenza delle popolazioni civili. E questa sua regola, la tenace ricerca della verità, Andrea (Andy) Rocchelli, poco più che trentenne, di Pavia, fotoreporter freelance, l’aveva sempre fortemente perseguita, in zone di pesanti violazioni dei diritti umani sia all’estero durante le primavere arabe, in Libia, in Tunisia, in Inguscezia o Kirghizistan, sia in Italia. La regola era che il suo lavoro dovesse essere anzitutto un servizio alla collettività. E quel giorno, il 24 maggio di otto anni fa, durante il primo conflitto fra ucraini e russi, col suo collega fidatissimo Andrej Mironov, un giornalista e attivista per i diritti umani, e William Roguelon, altro collega francese, aveva raggiunto nei pressi di Sloviansk, nel Donbass, una postazione da dove poteva documentare il fuoco incrociato tra le due fazioni.
Qualcuno, dalla parte ucraina, notò i 3 civili, incluso Andy, che si erano sistemati in prossimità della ferrovia, un luogo da loro spesso frequentato. All’arrivo non erano in corso attacchi, i 3 erano peraltro in abiti civili “occidentali”, non erano armati e non mostravano atteggiamenti aggressivi; sono arrivati in taxi con scritta ben visibile. Non potevano dunque passare per attentatori. I reporter sono rimasti circa 5 minuti sul luogo prima che fossero oggetto dei primi spari di fucile e/o mitragliatrice. Rocchelli e Mironov persero la vita, il francese fu gravemente ferito. Il fuoco durò circa 40 minuti, (le foto scattate da Andy Rocchelli ne testimoniano alcuni momenti) con l’utilizzo di 3, forse 4 armi diverse (quella mortale per il fotoreporter italiano fu un mortaio ucraino). Nessuno doveva uscirne vivo. Fu un attacco molto determinato e coordinato con vari attori e responsabili tra cui il miliziano Markiv, un “osservatore”, non il responsabile ma una figura coinvolta e condannata in assise per omicidio in concorso con ignoti. Gli altri responsabili tuttavia sono stati individuati ma rimangono tutt’ora impuniti. Andrea Rocchelli ha perso la vita solo per aver fatto bene il suo mestiere: un giornalista libero, coraggioso ma non sprovveduto. Nonostante questo è caduto vittima di chi ha voluto porre fine al suo impegno nelle inchieste contro la corruzione e le violazioni dei diritti umani. Come è accaduto per Antonio Russo e a tanti altri come loro, per i quali giustizia non è ancora compiuta

ARCHIVIO EDIZIONI 2002 – 2010 

2010

Filippo Landi (RAI) · Ziyah Gafic (VII Network) · Barbara Gruden (GR Rai) · balcanicaucaso.org · Francesco Battistini (Corriere della Sera) · Lorenzo Bianchi, carriera · Toni Fontana, memoria

2009

Duilio Giammaria (RAI) · Francesco Cito · Emanuele Giordana (RAI3) · Francesco De Leo · Guido Rampoldi (La Repubblica) · Pino Buongiorno (Panorama) · Il Centro

2008

Lucia Goracci (RAI) · Elio Colavolpe (Emblema) · Lao Petrilli (RDS) · Barbara Schiavulli · Vittorio Dell’Uva, carriera · Oriana Fallaci, memoria

2007

Monica Maggioni (RAI) · Alberto Negri e Francesca Sforza · Antonio Affaitati, memoria · Paolo Pellegrin (Magnum) · Salvo La Barbera

2006

Neliana Tersigni (RAI) · Michele Farina (Corriere della Sera) · Leopoldo Innocenti · Livio Senigalliesi · Alessio Vinci e Guido Alferj, carriera

2005

Tiziana Ferrario (TG1) · Giovanni Porzio (Panorama) · Lorenzo Cremonesi · Maria Gianniti (GR1) · Franco Pagetti (Time Magazine)

2004

Pino Scaccia (TG1) · Anna Politkovskaya (Novaya Gazeta) · Ferdinando Pellegrini (GR1) · Marco Di Lauro (Getty) · Enzo Baldoni, memoria

 

2003

Gabriella Simoni (Italia 1 – Studio Aperto) · Milena Gabanelli (Tg3 – Report) · Gian Micalessin (Il Giornale –Il Foglio) · Ettore Mò (Corriere della Sera) · Aldo Forbice (Radio 1 –Zapping) · Raffaele Ciriello

2002

Enzo Balestrieri (reporter freelance) · Toni Capuozzo (reporter contrattualizzato) · Fausto Biloslavo (reporter contrattualizzato) · Vincenzo Sparagna (reporter freelance) · Massimo Bordin (reporter contrattualizzato) · Nick Danziger (reporter freelance) · Regine Koerner (fotoreporter contrattualizzato) · Paolo Siccardi (fotoreporter freelance)